Arcilesbica e GPA: il Sardegna Pride non ci sta

downloadLe associazioni del coordinamento sardo LGBTQ (MOS, ARC, Famiglie Arcobaleno, CGIL Nuovi Diritti, Sardegna Queer, Unica LGBT, Agedo e Gaynet), che promuovono il sardegna Pride 2017, sottoscrivono e rilanciano le parole di Famiglie Arcobaleno in risposta al comunicato di alcune femministe e della presidente nazionale di Arcilesbica, contro “utero in affitto” e Pride. Per quanto valutiamo positivamente la presa di distanza della maggior parte dei circoli Arcilesbica dalla posizione della presidente nazionale, crediamo che quanto successo sia estremamente grave e necessiti di azioni più incisive.

Il Sardegna Pride non ci sta Non ci sta alla richiesta di Arcilesbica di non aderire alle piattaforme dei Pride 2017 in cui si chiede “di fatto una censura delle piattaforme politiche su cui queste manifestazioni poggiano e che parlano anche di gestazione per altri”. Non accennano a placarsi, dunque, le polemiche seguite alla pubblicazione dell’ultimo comunicato contro la gestazione per altri firmato, tra gli altri, anche dalla presidente nazionale di Arcilesbica.
Un comunicato in cui si parla di “utero in affitto” e si citano, appunto, quei pride che hanno incluso la questione della gestazione per altri nei propri documenti politici senza condannarla, ma anzi auspicando una regolarizzazione e un dibattito civile sul tema.
“Queste piattaforme” dice Marilena Grassadonia, di famiglie Arcobaleno “sono state preparate alla fine di un percorso di confronto tra gli organizzatori, non si capisce come solo adesso i firmatari del comunicato, che pure si dicono parte attiva della comunità lgbtiqa italiana e del movimento delle donne, si siano accorti di cosa c’è scritto sopra”.
I Pride non sono un treno su cui salire all’ultimo momento in cerca di visibilità: sono percorsi di riflessione e di elaborazione che hanno il loro culmine in una sfilata che raccoglie le istanze di chi, nei mesi scorsi, ha intessuto un dialogo con tutti gli esponenti del movimento per raccontare le proprie storie, le proprie esigenze, il proprio cammino”.
“Siamo orgogliosi che il movimento abbia fatto proprie alcune delle parole d’ordine che portiamo avanti da sempre – continua la presidente di FA -. Ci spiacerebbe che adesso una parte minoritaria del movimento usasse le parate dell’orgoglio Lgbtiqa per attaccare le nostre famiglie, come fatto ad esempio a Milano l’anno scorso, a caccia di una telecamera o una macchina fotografica per guadagnare quella visibilità e quel consenso che mai hanno cercato attraverso il dialogo e il confronto”.
Il riferimento è ad uno striscione che durante il Milano Pride dello scorso anno venne srotolato proprio davanti al trenino di Famiglie Arcobaleno. Sullo striscione si leggeva: “Vendola, comprola”. Era da poco diventata di dominio pubblico la paternità di Nichi Vendola e del compagno Ed che aveva scatenato violentissime polemiche, anche da parte di una fetta del femminismo.
“A questo proposito, è sbalorditivo e offensivo che queste associazioni lamentino la mancanza di un vero dibattito culturale sul tema della Gpa: quel dibattito loro non l’hanno mai voluto, puntando piuttosto a uscire allo scoperto solo in momenti di altissima visibilità (come durante la legge sulle unioni civili) solo per attaccare e offendere”.
Fu infatti mentre in parlamento si discuteva il ddl Cirinnà che venne diffuso il primo comunicato contro la gestazione per altri, firmato da molte donne tra cui nomi noti dello spettacolo e della cultura. “Finora l’unico risultato politico ottenuto – ricorda ancora la presidente – è stato lo stralcio della norma che regola l’adozione della figlia/o del partner che, in larghissima parte, riguarda in Italia madri lesbiche”.
Ai Pride c’è spazio per i sorrisi, le differenze, le rivendicazioni d’orgoglio. Non c’è mai stato spazio per censurare e offendere le vite degli altri. Ci auguriamo che non ce ne sia mai.